#StorieBelle: ragazzo ritrovato grazie a WhatsApp

Spesso le cronache ci raccontano, in modo anche abbastanza impietoso, i rischi dell’ambiente digiale attraverso i fenomeni come sexting, cyberbullismo e compagnia.

Ma, e da queste pagine ci teniamo a ribadirlo, l’ambiente digitale non è soltanto rischi: è anche e sopratutto opportunità.

Mi sono imbattuta in questi giorni in questa bella notizia:

Scappa di casa a Mestre ma viene rintracciato in un centro commerciale domenica. A dare l’allarme nella giornata di domenica è stata la madre di una compagna di scuola, preoccupata dai messaggi di Whatsapp che il ragazzo aveva mandato alla figlia. Uscito da casa nel primo pomeriggio, aveva confidato alla compagna le proprie intenzioni di fuga, chiedendole di non rivelare nulla. La ragazza, al contrario, ha ritenuto di condividere con la madre la preoccupazione per quanto stava accadendo. La donna ha avvisato la Polizia chesi è messa in contatto con la famiglia del minore e ha dato inizio alle ricerche.

Grazie alla collaborazione tra gli investigatori della Questura di Venezia e la Squadra Mobile di Rovigo il ragazzo è stato rintracciato già nel primo pomeriggio di ieri in un centro commerciale in provincia di Rovigo. L’adolescente stava bene, i motivi della fuga sono da ricondursi a dissidi con la famiglia tipici della giovane età. I familiari erano pronti ad accoglierlo, spaventati dal gesto ma sollevati dall’esito positivo dell’episodio.

(Da “Il Gazzettino“)

Questo episodio rivela molto bene cosa è la Rete: un insieme di strumenti, certo. Ma sopratutto la Rete è le persone che la compongono. E’ le nostre emozioni, è la nostra capacità di entrare in empatia con chi incontriamo, anche se virtualmente. E’ la nostra capacità di farci carico, anche attraverso degli strumenti digitali, dei problemi degli altri.

La ragazza che ha avvisato la madre del contenuto del messaggio che aveva ricevuto ha usato la Rete bene, invece che farsene usare.

Per questo è sbagliato demonizzare a priori i ragazzi quando li vediamo immersi con la testa sul loro smartphone. Poi certo, magari lo stanno usando per “perdere tempo” … ma se invece stessero utilizzando quello strumento solo per aiutare qualcuno in difficoltà?

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